Budoia

Budoia (Buduoia nel dialetto locale) è un comune italiano della provincia di Pordenone in Friuli Venezia Giulia; comprende tre frazioni, Budoia, Dardago e Santa Lucia.

Budoia, capoluogo

Budoia, capoluogo

la frazione di Dardago

la frazione di Dardago

Santa Lucia, chiesetta la colle

Santa Lucia, chiesetta la colle

 

 

 

 

 

 

Budoia ha una popolazione di 2591 abitanti (dati Istat del 01/01/2014). Il suo territorio ha una superficie di 37,36 km² ed è caratterizzato da tre aree paesaggistiche: la pianura, le colline ed il territorio montano.

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La storia

Punte, raschiatoi e cuspidi di freccia frutti di scavi archeologici effettuati nella valle di San Tomè, a nord dell’abitato di Dardago, testimoniano che i primi insediamenti umani in quest’area risalgono al Neolitico e più in particolare all’età del Bronzo e del Ferro.

In seguito, fu terra colonizzata dai romani e governata dai Longobardi. Nel Medioevo la storia di Budoia, dal latino betulea, “betulla”, si lega a quella dei conti di Polcenigo, che detenevano il potere giuridico e fornivano protezione in cambio di tributi. Divenuta nel Trecento possedimento patriarcale, nel secolo successivo passò sotto la Repubblica Veneta e venne devastata dai Turchi sul finire del Quattrocento.

Nel 1849 alcuni budoiesi partecipano alla difesa della Serenissima. Uno di essi, Agostino Stefani, morto il 30 maggio di quell’anno, è ricordato con una lapide del 1899 murata nella chiesa degli Scalzi a Venezia.

Con la fine della seconda guerra mondiale, la via dell’emigrazione continuò ad essere una delle uniche strade percorribili per una crescita economica. Gran parte della popolazione confluì verso città italiane come Milano, Torino e Venezia ed estere, dove in molti si distinsero soprattutto nel settore dell’accoglienza e della ristorazione, diventando apprezzati e importanti chef e maître.
Per Budoia cominciò un lento processo di spopolamento, in controtendenza solo negli ultimi anni.

 

Budoia e il suo territorio

Budoia e il suo territorio

Il territorio

Il territorio è caratterizzato da diversi ambienti: gli ex prati che negli ultimi anni vedono un rimboschimento progressivo dovuto all’abbandono, i colli di S. Lucia  ricoperti di latifoglie, l’alveo ghiaioso del Torrente Artugna con la spettacolare forra che lo anticipa (e dove, con il nome di Cunath, discende sovrastato da alte pareti rocciose – le Crode di S. Tomè -, formando pozze e cascate di grande suggestione), i ghiaioni come quello di Val Grande, visibile anche dalla pianura, le aree carsiche con fenomeni superficiali quali doline, campi solcati.

 

le "crode de San Tomè"

Le “crode de San Tomè”

L’area montana del comune di Budoia, comprende parte delle caratteristiche del Cansiglio e del Piancavallo. I sentieri che attraversano il territorio comunale, dalla montagna alla collina, testimoniano l’antichità delle sue origini e degli insediamenti agricolo-pastorali che vi si svilupparono.

In un ambiente così vario, oltre ad una flora molto ricca si trovano numerose varietà di funghi: dalle diverse specie di porcini e d’amanita agli imbutini e ai funghi saetta, dalle mazze di tamburo alle trombette dei morti, dai prataioli ai coprini grigi.

 

I nuclei abitati

Santa Lucia, "case a corte"

Santa Lucia, “case a corte”

Attraversando le vie del capoluogo e delle frazioni di Dardago e Santa Lucia si può cogliere l’impronta comune dell’architettura rurale che segue il modello delle “case a corte”. Queste sono costruite con materiale locale (pietra, legno, ciottolo di fiume); il modello è adottato dal XIV al XVI secolo.

Si tratta di un nucleo abitativo composto da più edifici che, raccolti attorno ad un cortile centrale (corte), formano un blocco compatto sul lato della strada , con le finestre molto piccole e un grande portone. All’interno della corte le abitazioni presentano ballatoio e finestre più ampie; sul lato opposto alla strada, gli ambienti di servizio e l’orto.

"Case a corte" nella frazione di Dardago

“Case a corte” nella frazione di Dardago

Le case così disposte costituiscono un’autentica fortificazione percorsa da strette stradine entro cui la popolazione, in caso di pericolo, trovava rifugio rapidamente.
Se ne vede un esempio nella frazione di Dardago, la cui conformazione fu determinata proprio dalla necessità di difesa e di fuga attraverso la valle di San Tomè.

La posizione pianeggiante di Budoia fece sì che la sua struttura urbanistica fosse più aperta e proiettata verso l’esterno, specialmente verso le zone coltivate, meta giornaliera dei suoi abitanti. Nonostante tali misure di protezione, la gente di questi luoghi non riuscì a salvarsi dalle invasioni dei turchi nel 1499, anno in cui la pedemontana fu letteralmente desertificata dalla loro furia distruttiva.