Longiarezze

La storia

“Longiarezze”, panoramica con vista sul torrente Artugna

“Longiarezze”, panoramica con vista sul torrente Artugna

Una recente ed accurata ricerca sull’archeologia del paesaggio budoiese, ha portato ad una scoperta di rilevante interesse che ha permesso di ricondurre un insediamento di stalle chiamato “Longiarezze” al modello originario di un villaggio costituito da aziende agricole organizzate per masi affiancati.

I masi posti sul versante di Mezzomonte e “Longiarezze” sono tutti riconducibili a diritti feudali acquisiti dai signori di Polcenigo in età basso medievale, i quali affittavano le terre in cambio di un affitto in natura che prevedeva un censo in cereali e un certo numero di onoranze.
Il villaggio, posto su un terrazzo dotato di suoli particolarmente fertili e garantiti da una piccola sorgente, era coltivato con campi di cereali e prati.
Anche alcune famiglie di Budoia tenevano le terre di Polcenigo a “Longiarezze”; si trattava di proprietà che a partire dal XVI secolo non furono più abitate stabilmente.

Il territorio

L’area in cui si colloca il sito di “Longiarezze” è caratterizzata dall’insieme di insediamenti a cavallo del torrente Artugna:

  • San Tomè, sito archeologico frequentato dai cacciatori del Neolitico;
  • il probabile insediamento medievale nei pressi della chiesetta di Sant’Agnol;
  • l’insediamento rinvenuto vicino alla chiesa parrocchiale di Dardago;
  • l’insediamento sul colle Cjastelat, dove sono presenti i resti di una fortezza costruita in terra e legno.

Le abitazioni e le attività

La struttura delle case era per gran parte in legno, mentre la base era costituita da muri a secco. Le abitazioni erano composte probabilmente da una cucina e da una camera, poste sullo stesso piano e coperte da un ampio spiovente in paglia.

costruzione di un'abitazione

Costruzione di un’abitazione

edificio in legno

Edificio in legno

impermeabilizzazione di una lama

Impermeabilizzazione di una lama

 

 

 

 

 

 

Attorno ai cortili c’erano le stalle e gli annessi; al di là dei cortili erano situati gli orti e i prati alberati con i frutteti (noci, ciliegi, meli ed anche viti).
Le aree sfruttate dagli abitanti di “Longiarezze” erano costituite da terreni arativi, aree boschive riconducibili alla coltivazione del castagno. La produzione di farina da cereali o da castagne, era consistente.

Gli abitanti predisponevano delle “lame” (serbatoi a cielo aperto, impermeabilizzati con l’argilla) per raccogliere l’acqua piovana che provvedeva ad abbeverare gli animali di ritorno dai pascoli e per irrigare le coltivazioni.

I recinti di pietre, riconducibili allo spietramento del territorio, sono una presenza costante nel paesaggio di “Longiarezze”, avevano il compito di delimitare le aree produttive e in altri casi (“moltrin”) erano legati alla mungitura delle pecore.

 

“moltrin” usato per la mungitura del gregge

“Moltrin” usato per la mungitura del gregge

recinto  di pietre detto "masaron"

Recinto di pietre detto “masaron”

La storia recente

Nella fase della seconda colonizzazione del territorio, i campi divennero prati per la produzione di fieno.

Per questo motivo, e fino alla prima metà del ’900, “Longiarezze” si ripopolava di contadini che usavano le strutture degli storici masi come base di appoggio.

 

(Testo tratto dalla pubblicazione: Moreno Baccichet, Archeologia del paesaggio. L’insediamento medievale di Longiarezze a Budoia, Udine, Forum, 2013. È possibile scaricare la pubblicazione in formato PDF.)