Ruial

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Canaletta del ruial

Canaletta del ruial

La Canaletta del “ruial” è una complessa opera idraulica, formata da alcune migliaia di elementi (conci) in pietra scolpita con sezione a forma di “U”, che convogliava l’acqua dalla Val de Croda fino ai paesi di Dardago, Budoia e Santa Lucia.

La storia

Le prime notizie sulla costruzione del “ruial” risalgono alla seconda metà del 1600.
Era un piccolissimo corso d’acqua dalla portata di circa 20 litri al secondo. L’acqua scorreva fino ai paesi e veniva utilizzata dalla popolazione per vari usi domestici, in seguito anche per attività artigianali.

Prima della sua costruzione, la scarsità d’acqua nel paese di Dardago costringeva la popolazione a risalire per alcuni chilometri lungo il corso del torrente Artugna con botti poste su carri ed altri svariati recipienti per attingere l’acqua nel punto in cui scompariva fra la ghiaia del torrente.

Il primo accenno cartaceo riguardante il “ruial” è del 1669, nel quale un membro di una famiglia di Polcenigo, i Fullini, presenta a Venezia una supplica ed un progetto “…con la quale ricerca esser investito delle acque scoladizze…” che discendono dai monti per costruire un edificio di orsoglio alla bolognese nella Villa di Dardago, ovvero una macchina che con la forza dell’acqua torce a doppio i fili di seta formando l’organzino che a sua volta viene impiegato per l’ordito.

Inizialmente il “ruial” arrivava fino a Dardago; solo successivamente venne prolungato fino a Budoia e Santa Lucia.
Con ogni probabilità, in questo periodo storico, il “ruial” venne costruito con legname o scavato, ove era possibile, nel terreno; si pensa che solo in un secondo tempo sia stato realizzato completamente in pietra.

Mappa datata 1775 in cui vengono indicati l’Edifficio da Orsoglio investito al q.m Simon Follini (B)   e il sito dove si desiderava erigere il mulino (A)

Mappa datata 1775 in cui vengono indicati l’Edifficio da Orsoglio investito al q.m Simon Follini (B)
e il sito dove si desiderava erigere il mulino (A)

Nel 1776, in località “Trioi”, sulla riva sinistra dell’Artugna, venne costruito, sempre da un discendente della famiglia Fullini, un mulino le cui ruote venivano azionate dalla forza dell’acqua del “ruial”. Fu costruito per soddisfare le esigenze della popolazione che doveva macinare le granaglie.

"molin de Bronte"

“Molin de Bronte”

Attualmente, di quello che i dardaghesi conoscono come il “molin de Bronte” (dal soprannome dei proprietari Busetto Bronte) non rimangono che l’abitazione ed un altro edificio, delle pale e dei macchinari oramai si è persa ogni traccia. L’orsoglio di Dardago operò con certezza fino alla prima metà dell’800, mentre il mulino continuò la sua opera fino agli anni ‘30 del secolo scorso. Recentemente è stato ristrutturato per uso abitativo.

 

Al giorno d’oggi

cascata "Perer"

Cascata “Perer”

Col tempo l’incuria e l’oblio ebbero il sopravvento.
Negli anni ’70, una cava di pietra, attiva per un breve periodo, coprì un tratto della Canaletta del “ruial” con migliaia di metri cubi di terra e pietrame. Ma alcuni abitanti di Dardago si misero al lavoro per il recupero e il restauro del “ruial”: nell’agosto del 2013 un nutrito numero di volontari ha costituito un Comitato per la tutela dello storico manufatto.

L’opera di restauro è stata resa possibile grazie alla collaborazione fra le Amministrazioni Comunali di Budoia e Polcenigo, i volontari del Comitato ed il supporto del Corpo Forestale Regionale.
I fondi per l’acquisto dei materiali di restauro sono stati reperiti nell’ambito del Progetto Liquentia.

Canaletta del ruial

Canaletta del ruial

la chiesetta di San Tomè

La chiesetta di San Tomè

Per apprezzare la bellezza della canaletta del “ruial” e dell’ambiente circostante, è consigliato camminare lungo il facile sentiero naturalistico che percorre la valle e che fa parte dell’itinerario “Attorno all’Artugna”.

Poco dopo la presa della canaletta e dove la valle si restringe si trova la chiesetta di San Tomè (prima costruzione attorno al XIII secolo); l’area circostante è uno dei siti archeologici più importanti del Friuli occidentale perché frequentato dai cacciatori del Neolitico.

(Ricerche storiche a cura del periodico “l’Artugna”)