Itinerario: attorno all’Artugna

L’itinerario naturalistico “attorno all’Artugna” è un percorso ad anello, alla portata di tutti, che conduce a scoprire le bellezze storico-naturalistiche che caratterizzano la valle. Il percorso inizia a Dardago presso l’Ecomuseo.

 

Ex teatro del Novecento. Itinerario: attorno all’Artugna

Ex teatro del Novecento

La cellula dell’Ecomuseo

La struttura centrale della cellula ecomuseale del Comune di Budoia (appartenente all’Ecomuseo delle Dolomiti Friulane ”Lis Aganis”) è situata in piazza a Dardago all’interno dell’ex teatro del Novecento, di recente ristrutturato. La struttura è un ambiente multifunzionale che costituisce un importante punto di partenza per la comprensione e la scoperta del territorio pedemontano. Il concetto di ecomuseo infatti prevede che tutto il territorio comunale sia interpretato come un’aula didattica a cielo aperto. Divengono così parte integrante degli spazi espositivi dell’ecomuseo le emergenze naturalistiche, storiche e culturali presenti nel territorio.

 

Il greto del torrente Artugna. Itinerario: attorno all’Artugna

Il greto del torrente Artugna

L’Artugna

Il greto del torrente Artugna è un luogo di rara bellezza. Si procede in piano su bianchi depositi alluvionali che il corso d’acqua ha creato divagando all’interno del suo alveo.
La vegetazione arbustiva ospita diverse specie di salice (Salix ss.pp.), il sambuco (Sambucus nigra) ed il ginepro (Juniperus communis) che riescono a sopravvivere in questo ambiente in cui l’acqua di solito filtra veloce giù tra i sassi ma ogni tanto arriva con violenza e rumore saltando sopra le rocce. Alzando la testa poi, lo sguardo si perde lungo i pendii della dorsale pedemontana, risale lo spettacolare ghiaione della Val Grande per infine incontrare il cielo.

 

Muretto a secco. Itinerario: attorno all’Artugna

Muretto a secco

Muretti in sasso campi e siepi

Lungo l’tinerario attorno all’Artugna spesso si possono osservare dei muretti a secco, abilmente costruiti, che costituiscono un’importante testimonianza di un paesaggio e di un modo di vivere l’ambiente pedemontano che ormai sta scomparendo. Sono fatti solo di sassi, di fatica, e dell’abilità delle mani che li hanno deposti.
Spesso questi manufatti sono accompagnati da siepi arboreo-arbustive che conferiscono al territorio il caratteristico aspetto a campi chiusi.
Le siepi, specialmente quelle con più piani di vegetazione, costituiscono un ambiente molto simile al bordo di un bosco offrendo, rifugio e risorse alimentari ad una grande quantità di animali.

 

I boschi della Val Artugna detta anche Val de Croda. Itinerario: attorno all’Artugna

I boschi della Val Artugna detta anche Val de Croda

Il bosco

L’itinerario attorno all’Artugna proposto consente di muoversi attraverso diverse formazioni boscate osservando alberi come la farnia, la rovere, l’orniello, il frassino, il carpino bianco, il carpino nero, il castagno, il nocciolo e molte altre ancora.
I boschi però non sono solamente il risultato della somma di diversi alberi ma costituiscono degli ecosistemi complessi ai quali partecipano anche animali, componenti inorganiche e climatiche.
In particolare queste formazioni forestali sono anche il risultato delle attività umane, particolarmente intense nel passato e praticamente nulle ai giorni nostri. Sono ambienti in rapida evoluzione che richiedono attenzione e pongono interessanti questioni a livello gestionale.

 

Capriolo. Itinerario: attorno all’Artugna

Capriolo

Le colline

L’area collinare posta ad est dell’abitato di Dardago con boschi e radure è un ambiente nel quale con un pò di attenzione e fortuna si possono osservare diversi animali tipici della zona.

Nelle giornate umide e piovose frequente è l’incontro con la salamandra pezzata (Salamandra salamandra) che lenta si muove tra le foglie. Altre volte un leggero calpestio consente di intravedere un capriolo (Capreolus capreolus) che si allontana nel bosco. Altre volte, sui resti di antichi pascoli, verso la sommità dei colli, alzando gli occhi al cielo è possibile osservare il volo di un grande rapace, la poiana.

 

La forra scavata dal Cunath. Itinerario: attorno all’Artugna

La forra scavata dal Cunath

Il Cunath

Il torrente Artugna è perenne solo nella parte alta dove viene chiamato Cunath. Le sue sorgenti sono situate nella zona delle Crode di San Tomè (Sboada) e le sue acque alimentano, in parte, l’acquedotto del comune.

Nella parte bassa invece l’Artugna filtra all’interno del materasso alluvionale lasciando in superficie un bianco alveo ghiaioso che più a valle confluisce nel fiume Livenza.
Il torrente in occasione di forti piogge genera delle violente montane una delle quali è ricordata con una lapide nel paese di Dardago con la frase: ”Adì 21 ag.to 1732 – Cadde tempesta che fece gran montana … etc ”.

 

Canaletta del ruial. Itinerario: attorno all’Artugna

Canaletta del ruial

La Canaletta

Nel 1669, il signor Simone Folin chiese il permesso di utilizzare l’acqua del torrente Artugna convogliata in una roggia che, scendendo sulla riva sinistra quasi parallela al torrente e scorrendo poi a lato dell’arteria principale del paese, alimentava un ”orsoglio”, ossia un edificio destinato alla tessitura della seta che si trovava nel centro abitato.
Venne così realizzata la canaletta in pietra, detta” rujal”, ancora visibile e da poco ripulita e restaurata. Il “rujal” consentiva quindi di raccogliere l’acqua nel Cunath, prima che questa filtrasse nei depositi ghiaiosi che caratterizzano il tratto a valle del torrente Artugna, e di restituirla a valle, dove veniva utilizzata la sua energia.

 

La palestra di roccia. Itinerario: attorno all’Artugna

La palestra di roccia

Palestra di roccia

Il bastione roccioso che si eleva per alcune centinaia di metri si è probabilmente formato in seguito ad un franamento del M.te Brognasa avvenuto in epoca preistorica. Negli anni trenta questo giallastro e strapiombante paretone destò l’interesse di Raffaele Carlesso, famoso alpinista pordenonese, che con l’amico e compagno di cordata Renzo Granzotto, vi aprì alcuni itinerari ancora oggi considerati al limite delle difficoltà alpinistiche.
Dopo un periodo di abbandono, agli inizi degli anni sessanta, il luogo venne riscoperto, rivalutato ed utilizzato come ambiente idoneo ai corsi di roccia. Oggigiorno, la palestra di Dardago è molto frequentata ed ospita numerose vie con difficoltà tecniche comprese tra il grado IV ed il grado VII della scala UIAA.